Vallone dei Mulini, la valle nella costiera Sorrentina

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Foto di Mentnafunangann – Own work, CC BY-SA 3.0 – Link alla foto: clicca qui

Nell’era dominata dai social network, dove immagini condivise, spesso in poche ore, fanno letteralmente il giro del mondo, mostrando ai milioni di account presenti in rete, bellezze e particolarità di luoghi, persone, oggetti, situazioni, vogliamo partire dalla presentazione del Vallone dei Mulini citando il celebre sito giornalistico americano Buzzfeed, un’ampia piazza virtuale di informazione, che illustra articoli e notizie attinti da internet, con oltre 80 milioni di visualizzazioni, e che lo ha inserito nella sua lista dei 30 luoghi più affascinanti del mondo in assoluto. Ed anche tramite Instagram, qualche anno fa, precisamente nel 2013, è stato “visitato” da milioni di utenti, mediante Nature, uno dei profili più cliccati, ricevendo in poco tempo centinaia di migliaia di like di gradimento.

Ma che cos’è, il Vallone dei Mulini, e qual è la sua affascinante ed antichissima storia?

Si tratta di un profondo solco, situato lungo la costiera sorrentina, lo spettacolare tratto di litorale che si affaccia sul Golfo di Napoli, famoso nel mondo per la sua bellezza naturalistica, e che prende il nome dalla città più rilevante della zona, nucleo centrale della costiera, appunto la splendida Sorrento. Il Vallone si trova alle spalle di Piazza Tasso, e la sua origine, al centro della località, risale almeno a 35 mila anni fa, all’epoca di una terribile eruzione dei Campi Flegrei che sconvolse la morfologia della zona, ricoprendola, da Punta Scutolo a Capo di Sorrento, di detriti, scorie e macerie. Con l’andar del tempo, vari ruscelli di bassa portata, in cerca di un accesso al mare, scavarono la profonda gola, creando la stretta vallata.

Pur non rientrando fra le zone turistiche maggiormente conosciute e frequentate della penisola in genere, si tratta comunque di un sito particolare, di grande fascino ed essenza paesaggistica, inserito originariamente in un contesto comprendente altri valloni che, attraversando la penisola sorrentina, indicavano i confini tra le varie località. Sorrento, alle origini, in epoca romana, era infatti caratterizzata da tre valli, di cui il Vallone dei Mulini rappresentava il fulcro, oltre alle due, attualmente scomparse, che limitavano, la prima, la zona di Marina Grande, e la seconda il perimetro interno, verso le alture e le colline della città. L’area deve il suo nome alla presenza di un vecchio mulino, utilizzato in epoca remota per la macinazione del grano, attività che terminò agli inizi del Novecento, e che aveva nei pressi un lavatoio pubblico nonché una segheria, alimentata dalle acque sorgive,  che forniva segati di qualsiasi spessore e legno ai famosi ebanisti sorrentini i quali, con la loro produzione di manufatti artigianali artistici, hanno reso celebre un operosità artistica che, ancora oggi, ne garantisce la qualità e il prestigio nel mondo.

Si trattava, dunque, di un luogo di ritrovo per tutti gli abitanti della zona, dimostrato anche dalle numerose stampe a testimonianza del passato: purtroppo perse la sua importanza con la realizzazione di Piazza Tasso, la quale isolò completamente gli accessi al mulino e a tutta la valle, che venne pertanto chiusa ed isolata. Nel 1866, infatti, si realizzarono i lavori per eliminare lo stretto ponte che univa Sorrento al resto della sua costiera, e che superava la valle, sostituendolo con la piazza. Per la sua realizzazione, buona parte della gola venne riempita, dividendo, di fatto, il Vallone dei Mulini in due parti, con lo sbocco verso il mare e la via per il porto, da un lato, e dall’altro il piccolo agglomerato industriale che, fino a quel momento, era stato il fulcro della città, e che invece smise di funzionare agli inizi del XX secolo.

Da quel momento, il Vallone dei Mulini divenne un luogo abbandonato ma, non per questo, dimenticato, anzi: la mancanza di acqua, l’elevata umidità, l’assenza totale di vento, il microclima soffocante, e le condizioni sempre più impervie, pur rendendo impossibile qualsiasi forma di vita, favorirono il proliferare di vegetazioni particolari, tanto da identificare diverse piante rare, qualcuna addirittura carnivora, o quasi del tutto scomparse, come la Phyllitis vulgaris, splendido esemplare di felce. Queste particolarità, l’hanno reso, senza tema di smentita, fonte di ispirazione per diversi artisti nel corso dei decenni, e uno dei luoghi abbandonati più fotografati del pianeta, grazie soprattutto alla spettacolare panoramica della natura operata negli anni, e al fascino della solitudine e dell’abbandono che questo luogo ispira e protegge.

Il Vallone dei Mulini è da tempo anche fonte di approfondimento per diversi studiosi, come evidenziano alcune considerazioni, per esempio, dell’antropologo Giovanni Gugg, sorrentino di nascita e cosmopolita per vocazione, che ha recentemente concluso una sua analisi dichiarando che “La copertura dei valloni intorno a Sorrento può considerarsi l’evento più profondo nella metamorfosi del paesaggio locale, perché ne ha snaturato addirittura l’antico significato del nome”, aggiungendo ad avallo una tesi dell’archeologa Paola Zancani Montuoro, secondo la quale, come continua Gugg “l’etimo di Sorrento non avrebbe alcun collegamento col mito delle sirene, ma deriverebbe dal  greco ‘surreo’, che significa “scorro insieme” o anche “confluiscono”.

Il Vallone si può fotografare, e naturalmente semplicemente osservare, solamente dall’alto, affacciandosi ad una ringhiera in Via Fuorimura, da cui si ammira la fitta vegetazione che ne ricopre i ruderi, ambientazione che ricorda un panorama tropicale. Pur avendo dominato per secoli la città, oggi non è più possibile, infatti, avvicinarsi al sito che, anticamente, si poteva raggiungere attraverso il piccolo ponte su un ruscello. In realtà, un accesso ci sarebbe, tramite un cancello sulla strada che arriva al porto di Sorrento da Piazza Sant’Antonio, ma non è oltrepassabile in quanto proprietà privata.

Si è ultimamente elevato il livello di guardia per la salvaguardia del Vallone, temendo la sua definitiva scomparsa, anche a causa di uno smottamento che recentemente ha colpito la zona del costone di tufo che confina con un albergo negli immediati pressi, l’hotel “Antiche Mura”, che sovrasta la valle e da cui si può ammirare il panorama mozzafiato del Mulino ricoperto dalla fitta vegetazione, facendo innalzare il livello di allarme per questo angolo di Campania, e d’Italia, così suggestivo nella sua particolarità. Tale evento, una vera e propria frana, ha causato, infatti, una pericolosa caduta di detriti, frammenti di roccia e residui di piante, che sono andati a depositarsi nel letto del piccolo corso d’acqua sottostante. È attualmente al vaglio dei periti della Procura di Torre Annunziata un’ipotesi del WWF, secondo cui lo smottamento sarebbe stata provocato dall’eliminazione dei fusti dei lecci secolari, avvenuta lo scorso mese di luglio, rimasti sul terreno dopo il taglio.

Qualunque sia la motivazione, Sorrento e tutto il Bel Paese, devono conservare questo particolare gioiello, forse un po’ nascosto, forse non troppo conosciuto, forse un po’ inquietante e malinconico, ma proprio per tutto ciò meritevole di visite, di fotografie, di cura e di memoria.

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